Il Barolo e le sue radici
Il Barolo affonda le sue radici nella storia.
Si racconta che perfino Giulio Cesare, tornando vittorioso dalla Gallia, ne portò qualche anfora a Roma: chissà in che condizioni arrivò quel vino dopo settimane di viaggio, ma dev’essere piaciuto, se la leggenda è giunta fino a noi!
Nel Medioevo, quando il vino era spesso più sicuro dell’acqua, anche il Barolo compare in documenti del 1268, segno che già allora godeva di una certa fama.
Nel Settecento, persino Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti, lo assaggiò a Londra definendolo “frizzante come lo Champagne”.
Ma i veri protagonisti della sua storia furono la marchesa Juliette Colbert Falletti e Camillo Benso di Cavour.
La marchesa ne fece dono al re Carlo Alberto di Savoia, che lo apprezzò tanto da acquistare terre a Barolo — da qui il titolo di Vino dei Re.
Cavour, da parte sua, modernizzò la produzione nelle sue tenute di Grinzane, portando il Barolo sulle tavole della corte e nei brindisi del neonato Regno d’Italia.
Alla morte della marchesa, le vigne si frammentarono e i contadini continuarono a coltivarle con fatica, superando fillossera, guerre e povertà.
Solo negli anni ’80 del Novecento, grazie a un gruppo di giovani produttori coraggiosi — i futuri Barolo Boys — nacque il Barolo moderno: elegante, profondo, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei grandi vini della storia.