Il riso è presumibilmente comparso 12000 anni fa sulle pendici dell’Himalaya e nelle zone dell’Asia orientale. Alcuni reperti e testimonianze rinvenuti in Asia, fanno pensare che intorno a 10000 anni fa, fosse già utilizzato come alimento.
In Grecia e nel mondo antico fu introdotto da Alessandro Magno, di ritorno dalle spedizioni nelle valli dell’Eufrate e dell’Indo nel IV secolo a.C.
I Romani invece lo ritenevano talmente raro e prezioso da pagarlo a peso d’oro; le matrone lo usavano per maschere di bellezza e Galeno lo consigliava come rimedio per le malattie; l’uso in cucina era molto raro, fatta eccezione per i gladiatori che se ne cibavano per essere ben nutriti ed in forma per affrontare i giochi. Durante tutto il Medioevo, venne considerato come una delle tante spezie orientali e usato prevalentemente sotto forma di farina per ispessire le minestre o come medicinale.
Dopo che il riso era stato usato per secoli a scopi terapeutici, iniziò ad essere coltivato anche in Italia. Le ipotesi sulle origini della risicoltura nella penisola sono tre: la prima la riconduce alla conquista degli Arabi intorno all’Anno Mille in Sicilia; la seconda la fa risalire in seguitoalla conquista Aragonese a fine Trecento a Napoli e la terza la attribuisce ai mercanti veneziani che lo importavano dall’Oriente. Con certezza la risicoltura si sviluppò maggiormente nell’area lombarda, dove la presenza di terreni allagati offriva le condizioni ideali per la sua coltivazione.
La prima risaia italiana fu inaugurata nel 1468, e il primo documento che ne comprova la coltivazione in Italia fu una lettera del 1475 del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, lo sfortunato fratello di Ludovico il Moro, con la quale prometteva l’invio di 12 sacchi di riso al duca d’ Este signore di Ferrara, ed è Leonardo da Vinci che viene incaricato di perfezionare la canalizzazione per l’irrigazione delle risaie nelle tenute Sforzesche, presso Vigevano e nelle vicine zone paludose della Valle del Po.
Con le prime coltivazioni lombarde il riso divenne un elemento importante dell’alimentazione locale. La coltivazione si diffuse rapidamente nelle zone paludose della Pianura Padana, generando purtroppo anche un aumento dei casi di malaria.