Cosa sono i cru o, nel caso specifico, più propriamente le MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva)? Sono particelle di territorio identificate in base alla diversa composizione del terreno a cui corrispondono specifiche caratteristiche organolettiche del Barolo.
Attualmente, la zona di produzione del Barolo comprende 11 comuni: Barolo, La Morra, Monforte, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Novello, Grinzane Cavour. Verduno, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi.
Nel 1961, per la prima volta, su iniziativa dei produttori Vietti, Colla e Bartolo Mascarello, sulle etichette del vino compare il nome della zona di produzione dell’uva. Tra gli anni Settanta e Ottanta anche Renato Ratti compie un importante lavoro di ricerca sulle zone del Barolo a dimostrazione che non tutti i Barolo sono uguali e che ai fini della produzione alcune zone (terroir) possono essere migliori di altre. Inoltre, nel 1971 pubblica la prima carta dei cru delle Langhe.
Il progetto di ricerca ufficiale sulle MGA nasce però solo nel 1990: sarà un lavoro molto lungo che nel 2010 porta al riconoscimento di 170 MGA (ad oggi sono 177).
Dal 2011 è possibile citare in etichetta l’MGA di provenienza, oltre alla dicitura Barolo DOCG e Barolo Riserva DOCG (dal 1980). Alla MGA può essere aggiunta la menzione “Vigna” con relativo toponimo o nome tradizionale, ciò avviene di frequente per le MGA più grandi che includono quindi più vigneti.
È possibile genericamente affermare che i terreni più sabbiosi danno origine a vini più eleganti, dal profumo più delicato e un tannino contenuto. Per consuetudine, quindi, si tende a definire i vini prodotti da vigneti piantati su un terreno serravalliano come strutturati, alcolici e adatti a un lungo affinamento in bottiglia. I comuni di riferimento sono Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba e Castiglione Falletto. Il vino derivato da vigneti allevati su terreno tortoniano, La Morra e Barolo, è considerato più fine al naso e al palato e meno adatto a lunghissimi affinamenti in bottiglia.