Il terreno

Le Langhe, il cui nome probabilmente significa “lingue di terra”, si suddividono in Alta Langa, Bassa Langa e Langa Astigiana. Nel 2014, insieme a Roero e Monferrato, sono state incluse dall’Unesco tra i beni Patrimonio dell’Umanità.

La Langa del Barolo è nell’estrema parte nord-occidentale del territorio langarolo, è un’area quasi interamente coltivata a vite, dal clima temperato freddo subcontinentale determinato dalla protezione delle Alpi da una parte e dalle correnti miti e umide del Mar Ligure dall’altra. Inoltre le differenti quote altimetriche e l’orientamento delle colline creano a loro volta dei microclimi che permettono all’uva di esprimersi in vari modi.

Il  vero tesoro però, come da tradizione, si nasconde sotto terra tra i tanti e i differenti strati di cui è composto il suolo di quest’area. Basti pensare che in alcune zone è sufficiente spostarsi di pochi metri perché la composizione del terreno cambi.

Proviamo a immaginare: milioni di anni fa l’intera Pianura Padana era ricoperta dal mare. Qui, dove oggi l’occhio si perde tra le colline, c’era il Bacino Terziario ligure-piemontese. Le Langhe, dunque, sono un fondale marino emerso a causa della collisione tra le Placche Europea e Africana.

La loro formazione è comunemente suddivisa in tre ere:

  • Serravalliano o Elveziano, 12 milioni di anni fa (Formazioni di Lequio): sono i terreni a sud del Barbaresco, a sud di Serralunga e a est di Monforte. Sono caratterizzati da tessitura grossolana, composti da strati di sabbia, componenti ferrose e alte percentuali di calcare. Hanno un colore grigio-giallo o grigio-rossastro.
  • Tortoniano, 9 milioni di anni fa: il terreno presenta una composizione di sabbia, argilla e limo e si suddivide in due ulteriori sottocategorie:
    1. Le Arenarie di Diano che caratterizzano il territorio di Castiglione Falletto, la parte centrale di Monforte e una piccolissima area di Barolo. Loro tratto distintivo sono le grandi rocce arenarie.
    2. Le Marne di Sant’Agata, il terreno più comune delle Langhe, tipico del Barbaresco e della maggior parte della Langa del Barolo (quasi tutto Barolo, parte est di La Morra, Novello, ovest e nord-est di Monforte, nord di Serralunga e Grinzane Cavour). Dal colore grigio-blu, le marne possono essere sabbiose (tessitura fine), tipiche (strati fini e regolari), laminate (strati sottilissimi).
  • Messianico, 5 milioni di anni fa: i terreni presentano ampie vene gessifere e basse percentuali di calcare, sono tipici della parte ovest di La Morra e Verduno.

Riassumendo è possibile affermare che il territorio ha una conformazione eterogenea, che varia dai terreni calcareo-argillosi a quelli più marnosi e sabbiosi, il che permette al Nebbiolo di esprimere diverse struttura e profumi.

Non va infatti dimenticato che il Barolo deriva dalla vinificazione in purezza del Nebbiolo. Le origini del nome di quest’uva sono incerte. Forse deriva dallo spesso strato di pruina che ricopre gli acini, forse dalla fitta nebbia che avvolge le viti durante il periodo della vendemmia, spesso tardiva. Certo è che il Nebbiolo è uno dei vitigni più pregiati, più delicati e difficili da allevare e che si esprime al meglio quando affonda le radici nel peculiare terreno delle Langhe, dando vita a sapori e profumi differenti a seconda del cru.