Nadia Curto, passione ed entusiasmo a La Morra

Abbiamo incontrato Nadia a La Morra, in un giorno di novembre dello scorso anno.

Il cielo è grigio, le vigne addormentate sono avvolte dalla nebbia come spesso accade nelle Langhe in questo periodo dell’anno.

Casa e cantina sono nello stesso caseggiato, circondato dai vigneti dell’Annunziata. Mentre osserviamo il paesaggio, che pure in inverno conserva tutto il suo fascino, Nadia arriva e con la sua voce squillante e la risata argentina ci porta un sentore di primavera.

Ma chi è Nadia e come è arrivata a produrre vino? Facciamo un passo indietro nel tempo, fino ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I nonni di Nadia conducono una piccola azienda necessaria al solo sostentamento della famiglia. Hanno qualche animale, qualche albero da frutto e delle vigne che vinificano solo in minima parte, quel che basta al consumo casalingo. Passa il tempo e negli anni Ottante, Marco, il papà di Nadia, decide di comprare nuova terra e impiantare altre vigne per vinificare più uva, continuando però a vendere la maggior parte del vino agli imbottigliatori.

Nadia cresce tra vigneti e tini, ma, almeno inizialmente non sembra seguire le orme familiari: si laurea in economia e commercio e in seguito va a lavorare in altre aziende del territorio. È solo negli anni 2000 che Nadia decide di lasciare il lavoro e affiancare i genitori dando così inizio una nuova era produttiva. La direzione è chiara: apportare modernità senza tradire i valori tramandati da papà Marco e mamma Adele.

Per prima cosa rispetto per la natura, quindi concime naturale, trappole ai feromoni e limitazione della quantità di una prodotta per non stressare le piante, raccolta manuale. Niente lieviti esterni, solforosa al minimo e nessuna filtrazione né chiarificazione, questo è ciò che Nadia rivendica con giusto orgoglio.

La vinificazione avviene in modo tradizionale – quindi acciaio seguito da affinamento in botti grandi – ma anche secondo il metodo modernista, in botte piccola, metodo Elio Altare, che del resto è lo zio materno di Nadia!

L’Azienda condotta da Nadia, e che porta il nome di suo papà Marco Curto, oggi produce Dolcetto, Barbera, Freisa e Nebbiolo e, ovviamente, Barolo. Anzi, due Barolo che nascono dalla stessa MGA, l’Arborina, il cui suolo marnoso permette al frutto e alla freschezza di predominare sull’austerità.

Una lunga macerazione, rimontaggi e follature manuali e un invecchiamento in botti grandi, danno vita a La Foja, un elegante Barolo che segue lo stile tradizionalista tramandato da papà Marco. Dalla vinificazione in stile modernista nasce invece l’Arborina, reso più potente e persistente al palato grazie alla permanenza in botte piccola.

Per noi dall’altra parte della filiera, la scelta aziendale di vinificare la stessa MGA seguendo due diversi metodi è molto interessante poiché ci permette di avere un esempio concreto e immediato delle differenze apportate dai due stili che hanno dato vita a un lungo e noto dibattito, qui, nelle Langhe.

I vini di Nadia si caratterizzano per l’ottima qualità e piacevolezza di beva… non ci stupisce aver incontrato, durante la nostra visita in cantina, quattro amici venuti appositamente dalla Danimarca. Entusiasti quanto noi dell’accoglienza e dei prodotti degustati, li abbiamo lasciati intenti a organizzare la spedizione del proprio ordine: non possiamo dargli torto!