Storia del Barolo
Re dei vini, vino dei re non è solo un modo di dire date le nobili origini del Barolo moderno, la cui nascita, tra conti e marchesi, si intreccia agli eventi del nostro Risorgimento.
Siamo negli anni ’30 dell’Ottocento, il ventiduenne Cavour è inviato nella tenuta di famiglia a Grinzane, piccolo borgo langarolo di cui sarà sindaco per ben diciassette anni. Amante del buon vino e appassionato di agricoltura e viticoltura, il futuro primo presidente del Consiglio dei Ministri si dedica a migliorare le tecniche della coltivazione della vite e della produzione enologica avvalendosi dell’aiuto di Louis Claude Oudart enologo francese, esperto di vini bordolesi.
A Oudart si rivolge anche la marchesa Juliette Colbert Falletti di Barolo, filantropa francese e moglie di Carlo Tancredi Falletti di Barolo. Donna colta e intraprendente, la marchesa affida all’enologo i possedimenti di famiglia ad Alba e Barolo con lo stesso scopo di Cavour: realizzare un vino all’altezza di quelli d’oltralpe.
Oudart non delude e trasforma il Barolo da vino abboccato in un vino rosso secco, di lungo affinamento, pensato per invecchiare e resistere ai lunghi viaggi. È la nascita del Barolo moderno, che viene imbottigliato per la prima volta nel 1844, in sole 100 bottiglie.
Come spesso accade in questi casi, realtà e leggenda si mescolano. Si racconta infatti che la marchesa Falletti abbia inviato in dono a Carlo Alberto di Savoia 325 carrà (botte da trasporto da circa 600 litri) di Barolo, una per ogni giorno dell’anno a eccezione del periodo quaresimale. Vero o meno, quel che è certo è che alla corte di Torino il Barolo riscuote un successo immediato, il re lo ribattezza “il vino dei re” e decide di acquistare dei terreni a Verduno e Pollenzo per produrre il proprio Barolo sotto l’esperta supervisione di Paolo Francesco Staglieno, generale e già enologo di Cavour.
La marchesa Falletti muore nel 1854 senza eredi. Le terre della famiglia vengono man mano cedute ai mezzadri che se ne occupavano e il territorio inizia ad assumere l’aspetto frammentario che lo caratterizza ancora oggi.
Le avventure cortigiane del Barolo invece non finiscono. Siamo negli anni ’50 dell’Ottocento, Cavour lavora senza sosta all’unificazione d’Italia e, bramando l’appoggio di Napoleone III, invia alla corte francese sua cugina, la Contessa di Castiglione, considerata tra le donne più belle d’Europa. Di nuovo la storia si mescola alla leggenda che vuole l’affascinante nobildonna rendere omaggio – a quanto sembra molto gradito! – all’Imperatore francese di alcune bottiglie di Barolo, che si ritaglia così un proprio ruolo anche nella nostra storia nazionale.