Come vi avevo già accennato qualche tempo fa, Risoelatte raddoppia con un nuovo locale eno-gastronomico in zona Darsena. Si chiama I Barolisti ed offre un’esperienza interessante e completamente nuova: quella di venire proiettati per una sera tra i sapori più autentici delle Langhe.
Un concept innovativo e vincente che si estende su due piani, ricavati da uno store completamente rimodernato. Al piano terra c’è il ristorante vero e proprio, in stile shabby chic. Ben curato e non eccessivo, dove verrete accolti con musica leggera di sottofondo e un’atmosfera tipicamente casalinga. Diversa da quella di Risoelatte, che conquista col suo stile anni ’60, ma coinvolgente allo stesso modo. Al piano inferiore inizia il percorso enologico vero e proprio, dove lo staff preparatissimo vi illustrerà la storia e i segreti di un gioiello italiano che il mondo intero ci invidia: le Langhe.
Un’area geografica che, come ci hanno spiegato, tiene insieme una serie di terreni con caratteristiche morfologiche anche differenti. Cambia la consistenza, cambiano i colori e anche la grandezza dei ciottoli. Proprietà che, ovviamente, vanno ad incidere anche sulle qualità organolettiche del vino. Di origine sempre Nebbiolo, ma solo 11 comuni possono fregiarsi della produzione di Barolo, proprio grazie alla qualità del suolo e al processo di invecchiamento, unico nel suo genere.
Il punto forte de I Barolisti è proprio la cantina al piano inferiore, opportunamente condizionata per mantenere i vini alle temperature ideali (dettaglio per nulla secondario). Oltre alle proposte classiche, che ogni ristorante deve offrire, ci sono anche delle novità di tutto rispetto, come dei produttori che hanno scelto proprio “la casa del Barolo” come rivenditore esclusivo delle loro etichette: uno su tutti Le Strette, che non avevo mai assaggiato e che mi ha conquistato fin dal primo sorso.
Da I Barolisti le Langhe non si respirano soltanto nel vino, ma anche in un’offerta gastronomica di tutto rispetto. Interessante la divisione tra diversi menù degustazione, ben strutturati per tutte le tasche e tutte le esigenze. A partire dagli Assaggi di Langa (qui il menù) fino al più corposo Tuffo nel Barolo. A noi è stata presentata La Passeggiata tra le colline, maggiormente centrata su antipasti e primi. Mi sono letteralmente innamorato delle grive (polpette tipiche di maiale, con fegato, parmigiano e spezie), ma anche il tagliere di formaggi e salumi era di prelibata qualità.
Dei due primi, Plin al sugo di arrosto e Tajarin alla salsiccia di Bra e Castelmagno, ho apprezzato soprattutto gli ultimi. Non per una questione qualitativa (entrambi erano ottimi) ma perché sono particolarmente legato a questo tipo di pasta che si scioglie in bocca, legando benissimo con il ragù bianco di salsiccia di Bra e formaggio Castelmagno. Per finire un tris di dolci: torta di nocciole (autoctone) con gelato fatto in casa; biscotti delle Langhe e tiramisù alle nocciole.Il tutto ovviamente innaffiato da un ottimo calice di Barolo, che esalta e si esalta ancor più grazie alla tipologia delle portate. Un dettaglio, quello del calice, che come ho scritto sopra non è mai secondario e che, anzi, potrebbe stravolgere una cena in positivo o in negativo.Insomma, un’esperienza nuova, divertente e insolita. Da riprovare una seconda volta questa volta virando sul menù Un tuffo nel Barolo, anche solo per assaggiare il Brasato al Barolo. Gustato durante il mio ultimo weekend a Torino (qui l’articolo) e da riassaporare al più presto.
Fonte: agostinogranatiero.it